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Tre novità che ti consiglio di leggere

Tre novità che ti consiglio di leggere

Il filo conduttore delle letture di maggio è l’appartenenza indagata da diversi punti di vista. Che si tratti di ebrei (e palestinesi) in Terrasanta, del fenomeno delle ‘spose in fotografia’ giapponesi emigrate negli Stati Uniti alla ricerca di un sogno trasformatosi presto in un incubo, o della considerazione di cui la minoranza asiatica gode a Hollywood, questo file rouge ci porta a riflettere su temi oggi molto caldi: l’emigrazione, la patria, le discriminazioni, la convivenza con l’altro.

L’uomo che vendeva l’aria in Terrasanta è una raccolta di racconti che esplorano la quotidianità, la precarietà, la guerra e la pace, i sogni infranti di un popolo, e non solo. Le undici storie che compongono il libro accompagnano il lettore in un posto unico, opprimente e caldo come il sole del deserto, profumato e lezioso come un mercato di spezie, spaventoso e attraente come un abisso, in continua oscillazione tra passato e presente.

In un arco storico che va dalla nascita dello Stato di Israele fino all’ultima Intifada, L’uomo che vendeva l’aria in Terrasanta racconta storie di persone comuni che affrontano le sfide della vita in una terra complessa e affascinante.   

4.0 Stelle – Le contraddizioni di una terra santa e maledetta

Chinatown interiore, racconta la storia di Willis Wu, un giovane americano di origini asiatiche che vive sopra il Tempio d’oro, un ristorante cinese adibito a set cinematografico, con il sogno di diventare un attore. Gli vengono però assegnati solo i ruoli di contorno che Hollywood prevede per gli asiatici: fattorini, camerieri, gangster e così via, in quello che è un percorso dai confini prestabiliti,

che porta al fenomeno del Kung Fu, la massima aspirazione cinematografica per un asiatico, l’unica speranza di finire sulla locandina di un film o di una serie televisiva.

Scritto in forma ibrida, una commistione tra romanzo e sceneggiatura, nella fase iniziale i due linguaggi corrispondono ai due diversi piani narrativi (la prosa classica per la storia di Willis, la sceneggiatura per le parti in cui recita), a mano a mano che si va avanti i due registri cominciano a mescolarsi e confondersi, il confine tra realtà e finzione sbiadisce, non solo per il lettore, ma anche per lo stesso protagonista che non distingue più la sua vita vera da una sceneggiatura già scritta, in cui lui è destinato ad essere solo una comparsa.

3.5 stelle – Ironico, amaro, brillante

Venivamo tutte per mare: racconta la storia poco conosciuta delle giovani donne giapponesi, le cosiddette “spose in fotografia”, che lasciarono il loro Paese agli inizi del XX per unirsi a un connazionale emigrato in precedenza negli Stati Uniti, sposato per procura e mai visto prima, se non in foto. Le giovani, spesso fin troppo giovani, credono di sposare uomini giovani anch’essi e con una carriera avviata, ma, sbarcate dalla nave, rimangono presto deluse, scoprendo la vita misera che le attende, con un marito povero, spesso violento e incattivito, vecchio e stanco.

Le storie che la Otsuka racconta confluiscono in un romanzo corale, nel vero senso della parola, dove non c’è una protagonista, ma tante storie uguali e diverse, che insieme formano un’unica potente voce.

4 stelle – Asciutto, duro, rivelatore

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