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La sera, il giorno e la notte

LA SERA, IL GIORNO E LA NOTTE

Octavia E. Butler

Pochi scrittori hanno saputo aprire nuove riflessioni sulla contemporaneità partendo da premesse vertiginosamente fantastiche come quelle che troviamo nella narrativa di Octavia Butler. Perennemente sospese tra utopia e distopia, le sue storie ci obbligano a salti del pensiero in apparenza paradossali, ma ci riportano ogni volta alle radici concrete e umanissime del nostro stare nel mondo. Cosa accadrebbe in una società in cui la parola fosse scomparsa per sempre, e con essa la capacità di mediare i conflitti tramite il dialogo, lasciandoci come unica risorsa disponibile l’uso della violenza? Si può immaginare un mondo in cui siano gli uomini e non le donne a dover sopportare il fardello della gravidanza? Cosa chiederemmo a Dio, se avessimo la possibilità di incontrarlo (o di incontrarla) e di esprimere uno e un solo desiderio per salvare il genere umano dall’autodistruzione?

Anamnesi

I racconti non mi sono sempre congeniali, sono un terreno difficile, scivoloso. Riuscire a creare un’atmosfera, uno stato d’animo, condensare una storia compiuta e complessa, stimolare una riflessione in poche pagine, insomma fare letteratura con questo mezzo è un dono raro. Octavia Butler ci riesce con La sera, il giorno e la notte.

L’autrice disegna mondi attraverso racconti brevi e intensi che rientrano nel genere della speculative fiction, racconti che però non si limitano ad essere visionari, bensì hanno l’ambizione di parlarci della società in cui viviamo. Lungi dall’essere un mero espediente narrativo, il world building di Octavia Butler scatena delle riflessioni, è un modo per parlare di tematiche sociali, come la disuguaglianza, il razzismo, le donne, la povertà, attraverso scenari dispotici in cui ad esempio la parola sparisce lasciando il posto al linguaggio del corpo, che spesso significa uso della violenza. Attraverso il suo universo narrativo la Butler ci racconta la malattia mentale, il dolore, la perdita e la sopravvivenza. Alla fine di ogni racconto c’è una nota che lo ‘giustifica’; mi sono chiesta come mai l’autrice sentisse la necessità di spiegare: troppo avanti per la sua epoca? Troppo insicura dei lettori? In realtà nei brevi saggi che corredano i racconti, Octavia Butler ci parla di sé, del suo essere la prima donna nera a occuparsi di fantascienza, di cosa abbia significato per lei essere una scrittrice. L’ho trovata d’ispirazione. Non la conoscevo, sono felice che Sur l’abbia pubblicata.

“Che senso ha la fantascienza per i neri? Che senso ha qualsiasi tipo di letteratura per i neri? Che senso ha la riflessione della fantascienza sul presente, il futuro e il passato? Che senso ha la sua tendenza ad ammonire o considerare modi alternativi di pensare e agire? Che senso ha la sua analisi delle possibili conseguenze della scienza e della tecnologia, dell’organizzazione sociale e degli orientamenti politici? Nella migliore delle ipotesi, la fantascienza stimola l’immaginazione e la creatività. Porta i lettori e gli scrittori fuori dai terreni battuti, fuori dallo spazio angusto di ciò che chiunque sta facendo o pensando, a prescindere da chi possa essere questo chiunque”.

Sintomi

Octavia Butler ci parla di sé, del suo essere la prima donna nera a occuparsi di fantascienza, di cosa abbia significato per lei essere una scrittrice. L'ho trovata d'ispirazione. Non la conoscevo, sono felice che Sur l'abbia pubblicata.

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