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L’arte d’informare: il graphic journalism

Graphic Journalism

Il graphic journalism, noto anche come giornalismo a fumetti o reportage a fumetti, è un genere che combina il giornalismo tradizionale con l’arte dei fumetti. Utilizza l’illustrazione e il testo per raccontare storie e fornire informazioni su eventi, problemi sociali, politici o culturali.

Il graphic journalism ha avuto origine nel XIX secolo, con l’utilizzo di illustrazioni in giornali per narrare eventi di attualità. Negli anni successivi, autori come Joe Sacco e Art Spiegelman (autore di Maus) hanno contribuito a definire e sviluppare il genere con opere innovative.

Joe Sacco è uno dei pionieri del graphic journalism. La sua opera più nota è Palestina, in cui racconta le sue esperienze e le storie di persone nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Palestina, come tante altre opere di graphic journalism, è anche una graphic novel oltre che un reportage, in cui il narratore diventa protagonista solo quando necessario, dove la meticolosità del tratto si accompagna alla precisione del racconto. Ancora oggi, è uno degli standard da raggiungere per chiunque voglia fare informazione dal campo, che sia a fumetti o no.

Nella descrizione del volume si legge: “Combinando la tecnica del reportage di prima mano con quella della narrazione a fumetti, Joe Sacco riesce a dare espressione a una realtà complessa ed emotivamente coinvolgente come quella del Medio Oriente.

Altre opere significative di graphic journalism includono Persepolis di Marjane Satrapi, che racconta le sue esperienze durante la rivoluzione iraniana, e Safe Area Goražde sempre di Joe Sacco, che esplora la guerra in Bosnia ed Erzegovina.

Il graphic journalism continua a evolversi come un modo potente ed efficace per raccontare storie complesse e coinvolgere il pubblico attraverso una combinazione di immagini e testo. Le sue opere offrono una prospettiva unica e visivamente coinvolgente su questioni di attualità e interesse pubblico.

Un esempio recente di graphic journalism è Welcome to the New World di Jake Halpern e Michael Sloan. È una serie di reportage a fumetti pubblicati sul New York Times nel 2020. La storia segue la vita di una famiglia siriana che cerca asilo negli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump e le politiche restrittive sull’immigrazione.

Il graphic journalism offre un approccio unico per raccontare le esperienze di questa famiglia, combinando illustrazioni dettagliate con interviste e reportage giornalistici. Le immagini trasmettono emozioni e rendono la narrazione ancora più coinvolgente, permettendo ai lettori di immergersi nelle sfide e nei trionfi di questa famiglia di rifugiati mentre cercano di costruire una nuova vita in un paese straniero.

Welcome to the New World è un potente esempio di come il graphic journalism possa essere utilizzato per dare voce a storie complesse e spesso trascurate, offrendo una prospettiva unica e coinvolgente sulle questioni dell’immigrazione e dei diritti umani.

Per ultimo non possiamo non citare il caso italiano per antonomasia, ovvero Zerocalcare che con opere come Cobane calling e No sleep till Shengal si è imposto come uno dei più grandi interpreti del graphic journalism del nostro tempo.

Durante l’edizione 2022 del Festival internazionale di giornalismo di Perugia, Michele Rech ha parlato dell’importanza e delle potenzialità del giornalismo a fumetti. In particolare, ha dichiarato: “I fumetti sono un ottimo strumento per parlare di realtà. Il linguaggio è molto complesso: è fatto da una sintesi fra immagine e testo. Inoltre richiede la partecipazione del lettore per riempire gli spazi bianchi tra una vignetta e l’altra. Questo dispone all’ascolto e perciò diventa un mezzo molto adatto per parlare di attualità.

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