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L’angolo delle curiosità | Storia delle copertine

Visto che le copertine sono una parte fondamentale del mio lavoro oggi vi parlerò della loro storia e se vuoi dare uno sguardo alle mie copertine è sufficiente che clicchi qui.

Storia delle copertine

Le copertine nascono con l’editoria industriale, quando i libri incominciarono a essere letti da un pubblico più vasto, quindi a essere stampati in migliaia di copie, e si sviluppa l’esigenza di differenziarli e di attirare il compratore.

L’oggetto che oggi definiamo libro è il risultato di continue trasformazioni della tecnologia e della società. L’attuale prevalenza dell’immagine è il risultato di un processo che dal contenuto si è spostato sulla forma: dalla scatola, al packaging, al logo.

Con l’avvento della borghesia nel Settecento, le tecniche di stampa migliorarono, le tirature salirono e nacquero le prime librerie dove i libri erano a vista. L’aumento di tirature e vendite implicò anche lo sviluppo della distribuzione, il che significò altre mani e spostamenti, quindi altri rischi di deteriorare la merce. Quella delle copertine non fu un’invenzione vera e propria ma un processo. All’inizio la soluzione fu proteggere ogni volume avvolgendolo in brossure di carta e cartoncini leggeri in colori pastello, su cui via via iniziarono a comparire fregi e cornici oltre al titolo e al nome dell’autore e dello stampatore; dopo un po’ si passò alle custodie aperte in cartoncino ma si trattava di una soluzione costosa e poco pratica, adatta per libri di un certo spessore, non per quelli più esili e popolari, come i romanzi d’appendice che incominciavano ad avere una diffusione di massa. Così qualcuno pensò di impacchettarli, come si fa oggi a Natale con i regali.

Dalla metà dell’Ottocento cominciò a diffondersi anche la funzione pubblicitaria delle copertine oltre a quella protettiva. Ma la svolta arrivò dopo la Prima guerra mondiale, quando il futurismo italiano e il costruttivismo sovietico utilizzarono i libri come mezzi espressivi, non solo attraverso la grafica, ma anche ideando libri con copertine di latta o carta vetrata. L’oggetto-libro, insomma, iniziò a essere concepito in sé, indipendentemente dal testo.

Dagli anni Venti l’editoria chiamò in soccorso l’immagine – artisti, grafici, illustratori – perché il testo nudo non era abbastanza attraente. La copertina da protezione acquisì una rilevanza sempre maggiore quasi fino a minacciare la preponderanza del testo.

Da allora la funzione delle copertine ha continuato a evolversi. Da protezione o abbellimento si arriva a usare l’immagine per indirizzare il libro verso il pubblico pensato dall’editore, verso lettore immaginato, il lettore costruito dall’editore. Lo stesso libro comincia ad essere rivestito di copertine diverse a seconda dei paesi di pubblicazione, e impacchettato da capo seguendo il gusto dei tempi. La copertina diventa marketing.
Nasce la collana editoriale che sposta il peso dell’immagine dal libro singolo al marchio editoriale. Dall’illustrazione l’elemento unificante diventa la grafica, il formato, la carta. Un esempio famoso è la collana dei classici Penguin lanciata nel 1935. Ancora una volta, però, l’impulso più forte venne dall’editoria popolare, che, per contenere i costi ed essere immediatamente riconoscibile, puntò sulla riproducibilità di pochi elementi grafici fissi. La grafica si legò all’idea di collana editoriale, che aveva elementi seriali riconoscibili.

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