Un uomo che dorme
UN UOMO CHE DORME
Georges Perec
Terzo romanzo di Georges Perec, Un uomo che dorme è la storia di uno studente che la mattina dell’esame, invece di alzarsi, lascia suonare la sveglia e richiude gli occhi. Segue il racconto della sua vita ordinaria, in cui giorno dopo giorno si educa all’indifferenza per tutto: non voler più niente, vagare, dormire, perdere tempo; tenersi lontano da ogni progetto e da ogni smania; essere senza desideri, senza risentimenti, senza ribellione; leggere “le Monde” dall’inizio alla fine, senza saltare una riga, annunci matrimoniali e necrologi compresi. Un uomo che dorme è un romanzo in cui chiunque, leggendolo, riconosce quell’oscuro desiderio di ritirarsi dal mondo senza scomparire del tutto, diventare indifferente a ogni cosa, un fantasma trasparente che, come il protagonista del libro, vaga per Parigi senza aprire bocca, senza desiderare più nulla, tra la folla dei Grands Boulevards, per i caffè, le panchine dei giardinetti, i lungosenna, i musei, i monumenti, sonnambulo turista in casa propria.
Anamnesi
Ritirarsi dal mondo a 25 anni. Dalle sue regole. Da una vita probabilmente prestabilita e lasciarsi scivolare nell’apatia. Guardarlo dall’esterno senza farsi coinvolgere dalle sue regole, dalle pulsioni, dalle passioni. Guardare il proprio corpo sottrarsi lentamente e inesorabilmente.
Perec descrive con minuzia quello che accade fisicamente al suo protagonista. Il suo girovagare senza meta per Parigi. Le sue giornate scandite da una rigida routine di nulla. Le sensazioni fisiche. Le sue nottate a rigirarsi su una panca dura e stretta a studiare le crepe sul soffitto e la forma del suo corpo.
Lo fa dandogli del tu. Lo fa con frasi secche e spezzate. In quel suo modo mutuato dalle tecniche dell’Oulipo.
Come redigesse il diario (più che un diario in realtà è un resoconto) di qualcun altro, prende le distanze dal suo protagonista per sottolineare il non coinvolgimento. È una cronaca della discesa lenta nella depressione. Di una forma di ribellione passiva che sfocia nell’atarassia, ma si conclude con una rivelazione, l’amara constatazione che è perfettamente inutile. Che non si può fare a meno di sentire, di partecipare alla vita che prima o poi t’investe imponendoti di essere, di agire. Che il mondo va avanti con o senza di noi. Che lo si accetti o che lo si rifiuti.
Con ironia beffarda Perec rimette l’essere umano al suo posto. Lasciando affogare Moby dick in una bacinella di calzini sporchi le riguadagna il mare aperto.
Sintomi
Questo libro è per chi vorrebbe prendersi un anno sabatico dalla vita, per chi è stanco di regole che non capisce e vuole ribellarsi a un percorso già tracciato, per chi vorrebbe far sentire la propria voce attraverso il silenzio.