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Art Lang: le lingue artistiche

Artlang: le lingue artistiche

Sono tanti i libri che contengono al loro interno, lingue inventate, le cosiddette lingue artistiche, soprattutto i fantasy e i libri di fantascienza, quelli che prevedono un massiccio utilizzo di complessi world building.

Questi libri offrono un’esperienza letteraria unica e stimolante. Le lingue create dagli autori, spesso dotate di una precisa struttura e complessità, aggiungono un elemento di creatività e immersione nel mondo immaginario della storia. Ecco alcuni esempi notevoli di libri che presentano lingue inventate:

  • Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien: Questa celebre trilogia fantasy presenta lingue inventate come l’elfico (Sindarin e Quenya), il nano (Khuzdul) e il Mordoriano Nero (la lingua oscura dei Nazgûl). Tolkien, un esperto linguista, ha sviluppato queste lingue con una struttura grammaticale e un lessico complessi, che conferiscono un senso di autenticità e profondità al suo mondo immaginario.
  • La Guerra dei Mondi di H.G. Wells: In questo romanzo di fantascienza, gli invasori marziani comunicano attraverso una lingua aliena. Wells descrive i suoni, i modelli e le caratteristiche distintive di questa lingua straniera, che contribuiscono a creare un senso di mistero e alienazione.
  • Dune di Frank Herbert: nella serie di romanzi Dune, Herbert presenta una varietà di lingue inventate, come l’Antico Galach (la lingua franca dell’universo), il Chakobsa (una lingua segreta) e il Fremen (la lingua del popolo del deserto).
  • Il ciclo di Earthsea di Ursula K. Le Guin: la serie di libri di Earthsea di Le Guin presenta una lingua inventata chiamata “Kargish”, utilizzata da una cultura esterna all’Arcipelago di Earthsea. La lingua e la sua struttura sono integrate nella narrazione, offrendo un’immersione più profonda nel mondo fantastico creato da Le Guin.

Sono solo alcuni esempi di come le lingue artistiche siano state utilizzate nella letteratura di genere per arricchire le narrazioni, trasportare i lettori in mondi fantastici e stratificati e creare una maggiore autenticità all’interno delle storie.

Non solo nel fantasy e nella fantascienza però, anche nella narrativa cosiddetta ‘classica’, possiamo trovare lingue artistiche come in Arancia Maccanica di Anthony Burgess in cui l’autore ha inserito il Nadsat. Creato come slang giovanile, il Nadsat è usato dall’antieroe e narratore del libro, Alex, per raccontare in prima persona la storia al lettore e per comunicare con altri personaggi del romanzo, come i Drughi, i suoi genitori, le sue vittime e le figure autoritarie con cui viene in contatto.

Il Nadsat è fondamentalmente inglese con alcune parole prese in prestito dal russo. Lo slang contiene, oltre a parole russe di origine incerta o inventate da Burgess, influenze Cockney (lo slang di Londra).

Burgess, un poliglotta che amava il linguaggio in tutte le sue forme, pensava che se avesse usato un modo di parlare tipico del periodo in cui era ambientato, il romanzo sarebbe diventato presto datato, e allora creò allora il Nadsat. L’uso di tale slang è quindi essenzialmente pragmatico; aveva bisogno che il suo narratore avesse una voce unica che restasse senza età, rafforzando nel contempo l’indifferenza di Alex alle norme della società.

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