Venivamo tutte per mare
VENIVAMO TUTTE PER MARE
Julie Otsuka
Venivamo tutte per mare, racconta la storia poco conosciuta delle giovani donne giapponesi, le cosiddette “spose in fotografia”, che lasciarono il loro Paese agli inizi del XX secolo per unirsi a un connazionale sposato per procura mai visto prima, se non in foto, emigrato in precedenza negli Stati Uniti. Molti uomini giapponesi alla fine dell’Ottocento erano emigrati in massa nell’America del Nord in cerca di lavoro, fuggendo da campagne colpite dalle carestie per rifarsi una vita, rimanendo presto vittime di pregiudizi razziali, ritrovandosi a svolgere i mestieri più umili, desiderando però una moglie proveniente dalla madrepatria.
Anamnesi
Venivamo tutte per mare, racconta la storia poco conosciuta delle giovani donne giapponesi, le cosiddette “spose in fotografia”, che lasciarono il loro Paese agli inizi del XX secolo per unirsi a un connazionale sposato per procura mai visto prima, se non in foto, emigrato in precedenza negli Stati Uniti. Molti uomini giapponesi alla fine dell’Ottocento erano emigrati in massa nell’America del Nord in cerca di lavoro, fuggendo da campagne colpite dalle carestie per rifarsi una vita, rimanendo presto vittime di pregiudizi razziali, ritrovandosi a svolgere i mestieri più umili, desiderando però una moglie proveniente dalla madrepatria.
Le giovani giapponesi che li raggiungono questo non lo sanno. Credono di sposare uomini giovani e con una carriera avviata, ma, sbarcate dalla nave, rimangono presto deluse, scoprendo la vita misera che le attende, con un marito povero, spesso violento e incattivito, vecchio e stanco.
Le storie che la Otsuka racconta, dal viaggio per mare fino all’arrivo negli USA, confluiscono in un romanzo corale, nel vero senso della parola, dove non c’è una protagonista, ma tante storie che insieme formano un’unica potente voce.
Un racconto crudo, asciutto, a tratti feroce, che riesce a mettere in primo piano le storie di queste donne lasciando indietro l’ingombro dell’autrice, che si fa mezzo per portare alla luce uno spaccato di storia che merita di essere ricordato. Per chi come me non conosceva questo episodio del Novecento forse sarebbe stato utile qualche cenno o un’appendice storica.
Cenni storici: Il vuoto lasciato dai manovali cinesi, la cui emigrazione negli Stati Uniti era stata preclusa nel 1882 dal passaggio di una legge ad hoc, fece crescere la richiesta di manodopera dal Giappone, comportando all’inizio del XX secolo un rapido aumento della popolazione nipponica nel paese. Tuttavia, come i giapponesi iniziarono a farsi strada nel tessuto economico nazionale, il risentimento per il loro successo nel settore agricolo, in combinazione con la retorica del “pericolo giallo” in voga in quegli anni, portò alla nascita di un diffuso sentimento antigiapponese tra la popolazione statunitense.
In California, in particolare, dove all’inizio del XX secolo si era formata una commissione contraria all’immigrazione asiatica negli Stati Uniti, il malcontento nei confronti dei giapponesi portò il Comitato per l’istruzione di San Francisco a decidere per il ricollocamento di 93 studenti in una scuola separata. I media di Tokyo denunciarono l’accaduto come un insulto al loro onore nazionale, mentre per il governo giapponese era fondamentale difendere la sua reputazione di potenza mondiale emergente. I funzionari governativi statunitensi si resero conto allora che fosse necessario un intervento per evitare una crisi diplomatica.
Nel 1907 si raggiunse una sorta di accordo: Il governo giapponese acconsentiva a interrompere l’emissione di passaporti ai lavoratori che cercavano di entrare negli Stati Uniti, a meno che questi non dovessero ricongiungersi a un parente, fare ritorno in una casa di proprietà o assumere il controllo attivo di un’azienda agricola acquisita in precedenza.
L’adozione dell’accordo del 1907 contribuì al fenomeno delle “spose in fotografia”, donne giapponesi sposate per procura che raggiungevano i mariti emigrati. A causa di questa scappatoia, che permise di colmare il divario di genere all’interno della comunità da un rapporto di 7 uomini per ogni donna nel 1910 a meno di 2 a 1 nel 1920, la popolazione nippo-americana continuò a prosperare nonostante i limiti dell’accordo sull’immigrazione.
Sintomi
Questo libro è per chi balla sul Titanic ignaro del pericolo, per chi lascia tutto in cerca di un futuro migliore, per chi guarda una foto vedendoci dentro un mondo intero.