L’avversario
L'AVVERSARIO
Emmanuel Carrère
Ho letto L’avversario anni fa, ne avevo sentito parlare e il titolo mi aveva incuriosito molto.
Sono un’appassionata di Dostoevskij e il tema del ‘male’ mi è caro. Mi sono trovata di fronte a un libro sorprendente. Un ibrido tra cronaca e narrativa congegnato in un modo così accattivante che non potevo smettere di leggerlo. Basato su un fatto di cronaca accaduto in Francia nel 1993, il libro racconta la storia di Jean-Claude Romand, un uomo che per tutta la vita ha mentito alla famiglia sui suoi studi e la sua carriera, finché non ha commesso un orribile crimine. L’incapacità di confessare un piccolo misfatto genera una serie di menzogne a catena, che portano Romand a rimanere impigliato nella sua stessa tela. Quando il castello di carte crolla decide di eliminare tutti quelli che ne sono coinvolti, persino i suoi figli, forse sperando che di lui non resti nulla.
Anamnesi
Carrère scrive in modo molto dettagliato e coinvolgente, creando un ritmo lento e inquietante che cattura l’attenzione fin dall’inizio. La scrittura è molto accurata e l’autore cerca di ricostruire la psicologia di Romand, creando un ritratto realistico di un uomo che ha mentito a sé stesso e agli altri per anni. Ciò che rende L’avversario particolarmente seducente è la sua analisi del male, della menzogna e dell’autoinganno. Carrère ci invita a riflettere sulla natura umana e sulla fragilità dell’esistenza. È un libro che lascia un’impressione duratura e che stimola molte riflessioni.
L’avversario viene spesso descritto come un esempio di non-fiction novel, ovvero un romanzo che mescola elementi di narrativa e di realtà. Una tecnica narrativa che risale agli anni sessanta del Novecento con Truman Capote e il suo A sangue freddo.
Il libro come sappiamo si basa su una storia vera e Carrère ricostruisce gli eventi con una grande attenzione ai dettagli, cercando di dare al lettore un’immagine precisa della vita del protagonista, dei suoi pensieri e delle sue motivazioni.
L’autore usa anche un’altra tecnica di narrazione per cui inizia il romanzo raccontando il delitto e la cattura di Romand e poi torna indietro nel tempo per ricostruire la sua vita, in modo da far comprendere al lettore i motivi che lo hanno portato a commettere il delitto.
Lo stile è sobrio e distaccato, ma allo stesso tempo ti trascina nella vita del protagonista e ti tiene avviluppato nelle sue spire fino alla fine. La scrittura è elegante ma semplice e scorrevole, non cede mai al patos, ma non c’è una presa di distanza morale. Siamo tutti potenziali ‘avversari’. Nessuno può dirsi al sicuro dai propri demoni.
Sintomi
Questo libro è per gli appassionati di Un giorno in pretura e Delitto e castigo. Per chi ha paura di guardare attraverso lo specchio ma se ne sente irrimediabilmente attratto, per i giocatori d’azzardo e per quelli che temono di essere scoperti.