Cosa hanno in comune la Rivoluzione Francese e Death Note?
Cosa hanno in comune la Rivoluzione Francese e Death Note?
L’espressione “libro nero” si riferisce generalmente a un elenco di nomi di persone considerate indesiderabili o pericolose.
Viene utilizzata per la prima volta durante la Rivoluzione Francese (1789-1799), quando vennero creati dei registri ufficiali chiamati “livres noirs”, perché avevano la copertina di colore nero, per elencare i nomi dei realisti (ovvero coloro che sostenevano la monarchia) e di tutti coloro che erano considerati nemici della rivoluzione. Questi registri vennero creati dalle autorità rivoluzionarie e venivano utilizzati come strumenti di repressione e di controllo.
Da allora, finire sul libro nero, significa essere inseriti in una lista di sospettati o di persone indesiderate, quindi potenzialmente da eliminare.
Nel Dopoguerra l’espressione ha indicato però anche pubblicazioni di denuncia contro organizzazioni, Stati e sistemi politici spesso totalitari, scritti per criticare la versione dei fatti storicamente accettata.
Ma cosa c’entra con questo il manga Death note?
Nel manga “Death Note” di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata, il protagonista Light Yagami scopre un quaderno nero chiamato “Death Note”, che gli conferisce il potere di uccidere chiunque conosca il nome e il volto della persona.
Light inizia a utilizzare il Death Note per eliminare i criminali, con l’obiettivo di creare un mondo privo di delitti e di diventare il “dio” del nuovo mondo. Il nostro protagonista annota i nomi delle sue vittime nel Death Note, che diventa quindi un elenco di persone che egli considera indesiderabili o pericolose per il suo progetto.
In questo senso, il Death Note può essere considerato un “libro nero” personale di Light, in cui annota i nomi delle persone che intende eliminare. Tuttavia, va sottolineato che il Death Note ha un impatto molto più ampio sulla trama del manga rispetto a un semplice “libro nero” e viene utilizzato in modo molto più complesso e articolato nella narrazione.