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Preparativi per la prossima vita

PREPARATIVI PER LA PROSSIMA VITA

Atticus Lish

Questa è una lunga sequenza fotografica del ventre di New York. In primo piano sono in due: Zou Lei, immigrata clandestina entrata in America dal confine messicano, musulmana, per metà cinese-han, per metà di etnia uigura, giovane donna determinata a sopravvivere cercando libertà in una terra prodiga di schiaffi; e Brad Skinner, reduce rabbioso della guerra d’Iraq, giovane uomo ferito, carico dei fantasmi partoriti nel deserto. Due solitudini che quando si incontrano, nel retro squallido di uno dei tanti ristoranti annidati nel Queens, seguono l’istinto di stare insieme. 
Sul fondo, mentre questa storia si abbozza, ci sono i colori delle strade post 11 settembre, sporchi e ripetitivi, i rumori rauchi delle metropolitane sopraelevate, il brusio insistente delle decine di lingue, silenzi, accenti che danno forma alla città. Aspro, a suo modo vitale, Preparativi per la prossima vita ci racconta l’America che resiste e che, al di qua di ogni rassicurante immagine da cartolina, brulica lungo i muri coperti di graffiti; un’America non schermata dalla facile velocità del cinema, che ogni giorno lotta per vedere l’alba, come Zou Lei e Skinner, due personaggi memorabili, tra i più reali e riconoscibili che la narrativa contemporanea abbia prodotto.
L’esordio di Atticus Lish ha conquistato la critica più severa: un romanzo unico e importante che il New York Times ha definito «necessario».

Anamnesi

Nei tardi anni dieci del duemila, nelle varie peregrinazioni in libreria, da sempre una liturgia imprescindibile e ineluttabile come solo le cose religiose sanno essere, mi imbattevo in un titolo che immediatamente ha attirato la mia attenzione “Preparativi per la prossima vita”. La mia indole apocalittica lo riconosce immediatamente.

Il libro racconta la storia d’amore tra due esseri perduti, Zou Lei cinese di origine uigura, sfuggita a un passato di persecuzioni in Cina e immigrata clandestina in America e Skinner, ex soldato reduce dall’Iraq tornato in patria col cuore e la testa spezzati.

Due solitudini che s’incontrano e si difendono sullo sfondo di una New York totalmente inedita da un punto di vista narrativo. Una metropoli grigia, impregnata dei vapori dei ristoranti etnici, sporca, unta, lontana dai fasti della Quinta strada, dai grattacieli di Manhattan, dagli yuppie che sfrecciano nei taxi gialli da un appuntamento all’altro.

Il Queens di Lish è abitato da un’umanità variegata e disperata ed eterogenea e vitale e allucinata, che vive di espedienti, e che somiglia più a una città mediorientale che non alla grande mela.

Il libro è una rivelazione, un pugno allo stomaco.

Racconta l’America degli ultimi, degli emarginati, di chi vive fuori dal sistema. È crudo, impietoso e non lascia speranza. Chi vive ai margini, chi è fuori, resta fuori. Solo l’amore dà un barlume di speranza, sollievo, e offre una ragione di riscatto. Rende la realtà più sopportabile.

Il libro, se non ricordo male, è del 2014, un periodo in cui la tecnologia si faceva più invadente ma non era ancora così intrecciata con la vita quotidiana di ognuno, un periodo in cui nessuno immaginava che Instagram avrebbe fagocitato e risputato la fine del mondo servendocela su porcellane vintage. Quella descritta nel romanzo è un’umanità precedente eppure somigliante a una qualunque civiltà post-apocalittica che oggi dopo la pandemia, e sull’orlo del collasso ecologico, possiamo – forse più facilmente che mai – immaginarci.

Inoltre accende un faro su una realtà di cui si parla ancora molto poco, ovvero il genocidio degli Uiguri in Cina, così come si parla poco della piaga dei reduci di guerra in America, ragazzi poveri che vengono spinti ad arruolarsi per necessità e poi vengono abbandonati a loro stessi.

Atticus Lish ha scritto il romanzo dell’incubo americano.

Sintomi

Questo libro è per i sopravvissuti. Per chi fugge dal proprio passato e dal proprio destino. Per chi vive ai margini, per chi è segnato, per chi ha il cuore spezzato ma si aggrappa all’amore per sopravvivere.

CURA

Da leggere sull’autobus o sul treno

mentre si va al lavoro, guardando ogni tanto fuori dal finestrino.

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