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L’ultimo uomo bianco

L'ULTIMO UOMO BIANCO

Mohsin Hamid

Anders è un giovane uomo (bianco) che vive in una città non meglio precisata dove fa l’istruttore in una palestra. Un giorno succede qualcosa di incredibile, si sveglia ed è diventato scuro. Pian piano tutti gli abitanti della città cambiano colore della pelle finché la bianchezza non scompare del tutto.

Anamnesi

Un libro breve e fulminante quello di Mohsin Hamid che ci ha abituato a narrazioni inusuali e bizzarre. Potremmo dire infatti che lo scrittore ricorre all’elemento del fantastico come strumento per analizzare la realtà.

La scrittura di Hamid è come sempre, e ancor di più in quest’ultimo romanzo, calibrata ed essenziale. Non dice nulla più del dovuto eppure dice tutto. In questo libro il taciuto è importante tanto quanto ciò che viene descritto. Il contrasto tra bianco e non bianco all’interno di un contesto sociale viene fuori con una potenza inedita, nonostante (o forse proprio per questo) non venga mai veramente espresso, né corroborato da azioni eclatanti.

Il mondo che all’inizio della trasformazione sembrava dovesse sprofondare nel caos e nella violenza, a conti fatti continua a girare imperturbabile, anche senza l’uomo bianco, la cui esistenza è destinata a diventare il racconto di un passato mitologico. Una grande metafora sulle costruzioni culturali riguardanti l’identità, la razza. Una lezione che dovremmo tenere tutti bene a mente. Molto consigliato.

Sintomi

Questo libro è per chi crede nella potenza delle sfumature. Per chi passeggia in bicicletta la sera d’estate. Per chi guarda gli altri e ci vede riflesso se stesso.

CURA

Da leggere tutto d’un fiato...

... sui gradini del palazzo di fronte.

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